Recensione “Forward March!”

Artista:  The strange death of liberal England
Voto: 7,5
Brani suggeriti: Modern Folk Song, Oh solitude, I saw evil

Vi capitano mai i colpi di fulmine? No, non intendo quelli verso le persone, mentali/fisici… intendo verso dischi (molto di rado), o verso film (bah) e a volte verso gruppi sconosciuti che vedete sul palco senza conoscere nemmeno una canzone… 

E’ quello che è successo a me con i "The strange death of liberal England", un quintetto inglese (ovviamente!), che nonostante l’altisonante e quasi borioso nome (che ho poi scoperto essere il titolo di un libro che parla del declino del partito liberale inglese poco prima della prima guerra mondiale), quando li vedi sul palco sembrano anche un po’ timidi.

TSDOLE

Timidi i miei coglioni… comunque, per i dettagli del live, vi rimando alla recensione del concerto che vidi, quando fecero da spalla ai The Devastations. 

Così, quando ho visto in giro le recensioni del loro primo lavoro, mi sono subito buttato su eBAY per "accattarmelo". Ed ecco che mi arriva questo cd in una confezione slim di cartoncino, con una cover art quasi naif, che ricorda un po’ i disegni che uno si aspetta di trovare in quelle fiabe per bambini di un sacco di tempo fa…

Il primo brano si apre in maniera sommessa e mi ricorda, come sensazione, l’incipit del fantastico Selling England by the pound dei Genesis. La voce di … è un po’ la tipica voce da gruppo indie rock, incerta che sembra quasi tendere allo stonato. La canzone poi si alza di tono pur rimanendo, come dice proprio il titolo, una Modern Folk Song, una dolce e triste ballata in distorsione.

Oh Solitude è un breve brano dal ritmo molto sostenuto che precede la A day another day, uno dei miei episodi del disco preferiti. L’inizio è da ninna nanna, poi il rullante entra ed ecco che diventa una marcia, con il titolo urlato a scuarciagola.

Ma è con I saw evil che questo breve CD tocca il suo apice (almeno per me)... mi riferisco sopratutto al climax finale, che ricordo come se fosse ieri quando è stato proposto al concerto come pezzo finale. Feedback totale per qualche minuto con il palco vuoto ad esclusione del batterista che continuava a battere sui tom.

God Damn Broke And Broken Hearted presenta un interessante inizio e rappresenta un momento più riflessivo ma in ogni caso, decisamente energico. La conclusiva e strumentale Summer Gave Us Sweets But Autumn Wrought Division è un ottimo pezzo, che presenta un validissimo riff di chitarra nella sua parte centrale, che sfocia in seguito in un vortice di chitarre che chiudo l’intero lavoro.

Un disco sicuramente interessante per un debutto mica da ridere, inoltre questi ragazzi dal vivo hanno una potenza letteralmente devastante… che dire, se vi capita di sentirli, magari se passate in UK, non esitate. Aspettiamo con ansia il successivo lavoro…