recensione “In the future”
Artista: Black Mountain
Voto: 7
Brani suggeriti: Tyrants, Wucan, Stay Free, Bright Lights
Signori e signore, ecco un cazzuto disco di rock. Sisi, di rock. In mezzo a questa masnada di gruppetti indie pop più o meno pallosi e, come direbbe Ale "che non hanno mai avuto un’erezione", questo dischello è una ventata di aria fresca.
I Black Mountain sono canadesi, di Vancouver; all’interno della formazione trova posta anche una fanciulla. Il lavoro di cui vi parlo è il secondo, seguito di un omonimo disco di esordio che aveva suscitato un buon interesse.
Anche il disco di cui vi scrivo mi pare stia ottenendo buoni risultati in termini di recensioni e non solo: infatti il brano di apertura è in rotazione su RockFM nella trasmissione Eclettica dell’eccelso Giulio Caperdoni. Brano di apertura che si chiama Stormy High, e ad ascoltarlo sembra davvero di trovarsi in una tempesta, e che tempesta! Chitarre e synth che un pattern di batteria che sta quasi a ricordare una marcia.
Dopo un tale inizio, ci è subito concesso un attimo di pausa con Angels: come on, lay your head all down… una calda distorsione di chitarra per un pezzo che non stravolge nessuna regola e che non fa niente di strano, semplicemente un ballad rilassante con degli ottimi backing vocals.
La faccenda è completamente diversa per Tyrants. Dopo una cavalcata iniziale di introduzione, il pezzo si chiude in se, entrando in una dimensione cupa e angosciante. Poi il tenore si rialza lentamente: "Master you won’t be forgiven" canta Amber, tutto questo intarsiato da linee di synth. Ed ecco che inizia la rivolta, riff di chitarra che si scontrano per un post-battaglia dai toni di nuovo pacati.
Il tenore rimane alto con la successiva Wucan caratterizzata da un loop ripetuto all’infinito, da un dialogo di voce maschile/femminile e da un intermezzo strumentale quasi psichedelico. Insomma, un pezzo molto d’atmosfera che rientra tra i miei preferiti del CD.
Ma ecco che, quasi a voler rispettare gli stilemi del classico disco metal-classico (scusate il gioco di parole), arriva il "lentone" Stay free: voce sognante e un testo fatto di quei piccoli riferimenti intimi come
"lets hide ourselfs together
down under the stairs"
Poesia pura.
Queens will play gioca ancora sul motivetto a ripetizione, creando un’atmosfera appunto simile a Wucan. Evil ways riporta l’energia grezza all’attenzione, anche grazie a un buon assolo di chitarra. Wild wind è un episodio molto breve che non mi ha coplito particolarmente.
Bright ligths è IL brano del disco per eccellenza: difficile spiegarlo a parole, sarebbe meglio ascoltarlo…. siamo di fronte ad una suite di 16 minuti in cui la magistrale parte iniziale presenta un’atmosfera desolata in crescendo. Poi tack! Cambio netto e parte una cavalcata che sembrerebbe quasi uscita da "Sabotage" dei Black Sabbath, giusto per rendere l’idea. Vista la durata, i cambi di atmosfera sono diversi e ve li lascio scoprire da soli.
A chiudere il disco ci pensa Night walks, brano dalle tinte sospese e surreali, quasi eteree, un finale riposante dopo la faticosa suite precedente.
Che dire, mi pare che si evinca che è un disco che ho apprezzato molto, anche se presenta qualche difettuccio: tanto per cominciare non tutti i pezzi sono all’altezza di altri (ok, è una cosa normale si potrebbe dire), e in secondo luogo, non mi piace molto la produzione. Penso che con un suono migliore avrebbe reso molto di più, inoltre il basso quasi non si sente. Al di la di queste piccole considerazioni, davvero un bel disco.


