Recensione “Da A ad A”
Artista: Morgan
Canzoni suggerite: Amore Assurdo, Animali Familiari, U-Blue, La cosa, Liebestod
Voto: 8
Che mi piaccia Morgan, è una cosa che non ho mai nascosto. Ricordi i bei tempi "Bluvertighiani" del sito che avevo e del canale #bluvertigo, sputtanatosi e poi trasformatosi in #cielineri…. certo questo poi mi fa pensare ad Azim… assurdo il passato.
Lasciamo stare le divagazioni. Com’è questo disco? Lo stesso Castoldi l’ha definito "il più estremo che abbia mai fatto". Ma che significa? Dopo un paio di ascolti il significato è chiaro: passaggi, arrangiamenti e orchestrazioni al limite della complessità e del barocco (a volte troppo).
Fortunatamente la sostanza sotto è molto "spessa". La traccia di apertura è Amore Assurdo, inno d’amore con un crescendo sia di pienezza sonora che di tonalità. Ascoltandolo ci si rende conto come ultimamente Morgan sia diventato appassionato di musica italiana 60/70 (ascoltate il passaggio "e adesso ho voglia di contatto di stringerti e parlarti").
Da A ad A è, oltre ad un simpatico giochino onomatopeico, la traccia che forse sintetizza meglio il disco: ovvero aver sfruttato appieno l’orchestra del Teatro Regio di Parma (dove c’era anche G.!) in dei brani con delle linee melodiche piuttosto elaborate e con dei testi che rappresentano una specie di "gioco".
In questo senso Animali Familiari è forse il pezzo migliore del disco. Il testo è una divertente filastrocca per la figlia e la musica è anch’essa un continuo gioco di tromboni, clarinetti, disparate percussioni e quand’altro.
Tra 5 min. è il singolo di lancio del disco. Buffo. Avete presente il giochino "Trova l’intruso"? Ecco, in questo disco l’intruso è questa canzone, che poco ha a che fare col il resto del lavoro. Strofa e ritornello sono pop come non mai, il bridge addirittura è epico. Insomma, una vera e propria hit da classifica… Un bel pezzo sicuramente, ma un po’ "fuori luogo"
Demoni nella notte è (almeno per quello che sembra a me) l’episodio meno coinvolgente del disco, musicalmente parlando.
Molto più interessante è Una storia di amore e di vanità, triste confessione di come a volte le cose non sono/vanno come crediamo ("io amo lei, lei ama solo se stessa").
Un fade-in ci porta a La verità, il pezzo dove credo Morgan abbia osato di più. La linea melodica è, passate il modo di dire, "fuori dall’ascia", e la musica è un bizzarro tango con frequenti casquet e un finale non convenzionale.
Far cantare nel disco la figlia Anna-Lou potrebbe sembrare un’idea piuttosto commericiale, ma se il risultato è U-Blue, importa proprio poco: praticamente è impossibile rimanere con la testolina ferma al ritmo di questa canzone-gioco, dove c’è anche spazio per un passaggio nostalgico ("lei qui non c’è ma tra un po’ la raggiungeremo"), ma solo per poco tempo "per poi ricominciare a cantare u-blue". Fanstastica.
Con il brano successivo, finalmente si va un po’ sull’"heavy". La cosa inizia appunto in modo violento, forse a sottolineare il testo che si potrebbe riassumere in "lasciatemi in pace". Anche qui, musicalmente, tra intermezzi da videogioco e sintetizzatori c’è da uscire pazzi.
Liebestod è una canzone d’amore dal ritmo lento e cadenzato, dove predominano in assoluto i fiati (consiglio di ascoltarla ad un certo volume) e dove echeggia la voce di Asia Argento, a cui il disco intero è chiaramente dedicato/ispirato (insieme alla figlia), se non ne siete convinti date una lettura ai testi.
Il finale è assegnato a Contro me stesso, amara riflessione dove Marco sembra voglia un po’ "tirare le somme" dell’esistenza. Il brano è molto lungo (circa 10 minuti) e presenta infatti un prolisso e tormentuoso outro. Personalmente mi fanno impazzire i rumori dei cucchiai che sembrano imitare la lancetta dei secondi dell’orologio (o un piccolo martelletto, se preferite) e i vocalizzi del cantante senegalese Badara Sek. Da ascoltare sul divano con gli occhi chiusi mentre state per sprofondare nel sonno totale.
Insomma, mi pare evidente che questo disco mi piace. Il paragone con "Canzoni dell’appartamento" è difficile e, direi, anche impossibile: siamo di fronte a due lavori completamente diversi.
Comunque se vi può interessare, il mio "cuore" preferisce "Canzoni dell’appartamento"... il motivo? boh



Ho sentito Morgan a all’Hiroshyma non amour di Torino…due giorni or sono…. atmosfera decadente, ma a tratti ironica e leggera.. alcuni passaggi mi hanno riportato alla paranoia dei Portishead, alle sonorità introspettive dei Massive Attack. Non so nulla di musica ma ne sono assetata e da questo concerto, sono uscita sazia… e ubriaca, di emozioni.
Comment by Manu — 29 October 2007 @ 10:14 am